martedì 30 marzo 2010

non c'è più bella poesia di quella
scritta da chi non sa scrivere.
a me invece rimangono pietre di vetro
incastonate in tubi d'acciaio
come pianeti illuminati a metà.
quanto vorrei uno scarabocchio,
almeno una parvenza di semplicità.

giovedì 25 marzo 2010

verso Santiago




man mano che mi avvicino alla piazza sento sempre più forti le urla dei bambini. prima era la piazza del mercato, con i sampietrini e la puzza di pesce fino a sera, ora invece c'è una colata di cemento che lava via tutto, i colori e le urla delle bancarelle sono sepolti lì sotto, mentre sopra ci hanno messo un'area giochi. ma i bambini sono troppo grandi, spagnoli che giocano a fare i bambini. più in là passa un gruppetto di ragazze che parlano inglese, è Roma ma mi ricorda la piazza davanti al MACBA, come cambiano l'architettura e l'uso delle città. eppure sono a Roma, a volte mi dimentico per quanti anni ho sognato di viverci. sono talmente qui che mi dimentico di esserci.

liquido

ci sono volte in cui mi sento felice. stasera ho visto Io sono l'amore. ho rivisto le atmosfere che mi piacciono, con una Tilda Swinton come sempre irraggiungibile, di una bellezza severa. quei posti in collina, non in montagna, quei posti in collina, dove gli alberi crescono ancora pieni di fronde, con il sole che passa di sbiego, e i moscerini in controluce. stradine sterrate, con le pietre bianche e appuntite, che finiscono in case fatiscenti, dentro di nuovo il sole di sbiego, e i vetri sporchi in controluce. la cucina con il tagliere in legno, qualche libro dimenticato, e il tavolo sotto la pergola scrostato da inverni disabitati. in città i proprietari vivono invece in case eleganti, di una bellezza severa o almeno così sarà la mia, grande e vuota, con il cemento in resina e pochi mobili. da quando sto qui mi è tornata la voglia di cucinare, stasera per esempio, rucola carciofi romaneschi il grana a scaglie grandi pinoli olio pugliese e il succo di arancia perché avevo finito i limoni. chissà, mi son chiesta, se ricorderò che a roma di marzo si mangiano i carciofi, perché quando scopri le verdure di stagione ti vien voglia di cucinare solo con quelle, ho voglia di cucinare solo per te, farti assaggiare nuovi abbinamenti, e poi sai mia madre saabto aveva fatto le focacce, assomigliavano più a dei funghi, con la parte superiore che travasava ormai immobile dalla carta attorno, hanno una forma bellissima le ho detto, e poi ne ho trovate altre, confezionate con la carta trasparente come in pasticceria, potremmo fare un'etichetta ma che dici mi risponde sempre. eppure è bello fare le cene e stupire gli ospiti, o portare alle cene dessert fatti in casa, vorrei imparare a fare le marmellate. due settimane fa al farmer market ho scoperto quella ai kiwi, adesso la spalmo la mattina sulle fette artigianali, sopra uno strato di ricotta. ci sono volte in cui mi sento felice, e mi viene quasi il mal di stomaco dall'emozione, guardavo la mia gamba piegata a novanta sull'altra, l'angolo che faceva mi piaceva, ma stavo scomoda quindi ho passato quasi tutto il film con le gambe sollevate, rannicchiate, in agenzia invece le ho sempre allungate sopra la scrivania, a roma respiro finalmente, mi allungo non so se capisci. e stasere c'era la luna sul ponte sublicio, chissà perché non mettono i lampioni lungo il tevere sotto e le guardie, così la gente può andare a correre anche di notte e vedere la città dal suo fiume, come da un battello. c'è una cosa che devo dirti, io vorrò una casa in collina, o sul mare, lontana da tutti, e vorrò che ci andiamo spesso. lo sai che ho bisogno di te per scrivere, vero?

sabato 13 marzo 2010

venerdì 5 marzo 2010

compleanno, festeggiamenti, gioia



...tanti auguri a te
tanti auguri a Giulia
tanti auguri a te.

è un coro di mamme, Giulia, Giulia è una bambina. e poi ho sentito battere tante mani, e gli strilletti di festa.
adoro. me ne stavo qui, a letto con la finestra aperta, a pubblicare la foto sul nostro blog, quando l'orecchio ha messo a fuoco. sembrano in strada, giuro, non mi affaccio perché so che non può essere, ma immagino una lunga tavolata sul marciapiede di fronte e una tovaglia di carta a quadretti bianchi e rossi, come un picnic anni '60. e invece saranno lì, stretti e sudati in un'unica stanza, anche loro con la finestra aperta, e le pareti vuote a far da eco. amo i romani. anch'io vorrei un coro così per i miei 31 anni, tante voci semplici e familiari che cantano una canzoncina vecchia, e questa volta niente broncio. anch'io vorrei un applauso di incoraggiamento.
buon compleanno Giulia, non ti conosco, non so a che piano stai ma è come se fossi lì. grazie.