mi manchi
materno labiale
sono in mezzo alla corrente
respiratore naturale
finalmente sono arrivate le nuvole
lo dicevano al telegiornale
cielo grigio e piogge sparse nel week-end
sei mesi che aspetto
sei mesi che devi tornare
e intanto fumo per finire il pacchetto
sarà bellissimo guardare i film dal letto
stasera ho fatto anche una prova
mi manchi
cosa sei
ti guardo mi appoggio ti annuso
con i tacchi a piedi nudi
non mi stanchi, finale sempre aperto.
sabato 19 giugno 2010
giovedì 3 giugno 2010
lunedì 17 maggio 2010
giovedì 22 aprile 2010
lunedì 19 aprile 2010
Insomma dobbiamo imparare convivere con le forze profonde della natura, con la nube che evoca paure profonde.
"Paure rafforzate da fenomeni relativamente recenti come l'eruzione del Tambora nel 1815, in Indonesia: l'effetto oscurante delle ceneri, fu così radicale che il 1816 venne chiamato l'anno senza estate. Si creò un'atmosfera surreale che spinse lord Byron e un gruppo di amici a ritirarsi in una casa vicino al lago di Ginevra per scrivere storie di fantasmi: Frankenstein nacque lì".
"Paure rafforzate da fenomeni relativamente recenti come l'eruzione del Tambora nel 1815, in Indonesia: l'effetto oscurante delle ceneri, fu così radicale che il 1816 venne chiamato l'anno senza estate. Si creò un'atmosfera surreale che spinse lord Byron e un gruppo di amici a ritirarsi in una casa vicino al lago di Ginevra per scrivere storie di fantasmi: Frankenstein nacque lì".
domenica 18 aprile 2010
primo colpo di scena. il pretesto
oggi è il quinto giorno da quano il vulcano in islanda ha cominciato a vomitare. ieri la nube di cenere è arrivata in Italia. scrivono che nelle prossime ore passerà sopra a tutto il nostro Paese. (tutto questo è opprimente). uno a uno gli aeroporti europei chiudono, a data da definirsi. non venite in aeroporto. ognuno rimanga dov'è. fermi tutti. fate finta che il resto non esista, noi siamo qui e ora. nessuno parte, né arriva.
così stamani sono uscita per andare a correre, e ho trovato la città piena di turisti. sembravano tante pedine, distribuite in ordine sparso. seduti sui muretti. con le piantine della città in mano. in piedi ai semafori.
su tutto incombe un'atmosfera strana. cerco su internet. qui in italia ne parlano tutti, ho la certezza che uscirà un sondaggio per capire chi è più international in base a quante persone che conosce sono state convolte da disagi e cancellazioni degli ultimi giorni. scrivono che di sicuro avremo un'estate più fredda. e che la polvere a contatto con i motori si solidifica, disattivandoli. in cosa consiste questa nube? a che altezza è? la si può vederea occhio nudo? può offuscare la luce del sole? perché a me pare di sentirmela addosso oggi. non fa più freddo di ieri, ma il cielo è coperto. allora è questa la nube? è questo l'effetto che fa? mi sento senza energie. tornando indietro a metà percorso, mi sono dovuta fermare e camminare, la musica nelle orecchie mi dava fastidio, ho cominciato a pensare che non ho concluso niente fin qui, niente mi entusiasma. mi accontento di un lavoro che non mi soddisfa e quello che vorrei fare quello che so fare neanche lo sto facendo. scrivo non tutti i giorni, turista un po' anche io, annoto sensazioni soprattutto, come fossero quadretti, non vado agli incontri, non so l'elenco delle case editrici, ma soprattutto non ho una storia da vendere. o meglio l'avevo, ma è rimasta lì, incompiuta senza un perché. irrisolta. due turiste fotografano un punto del fiume che guardo sempre, dove l'acqua fa un salto, di un metro, lì si fermano palloni, bottiglie di plastica. il lungotevere giù in basso è quasi deserto, mi fa pensare ai paesaggi della pianura adana, vuoti, malinconici. i gabbiani beati loro, che possono volare quando lo decidono, ono i più eleganti tra gli uccell, sufficientemente grandi da farsi guardare, sembrano sempre come su un piedistallo, staccati da terra. ho un senso di claustrofobia da una parte il Tevere dall'altra le mura, con ancora gli anelli che usavo in alri tempi per attraccare le abache, quando ancora il fiume era navigabile.
rallento, fino a fermarmi. è l'unica soluzione che abbiamo, non c'è necessità di muoversi. forse il senso è proprio qui. tutte le macchine sono state noleggiate. i treni sono pieni per tutta la settimana successiva, gli aeroporti chiusi. potrebbe sembrare una catastrofe, ma è solo un pretesto. un uomo si trova su un'isola, isolato.in una città come su un'isola. e da lì comincia tutta un'altra storia.
così stamani sono uscita per andare a correre, e ho trovato la città piena di turisti. sembravano tante pedine, distribuite in ordine sparso. seduti sui muretti. con le piantine della città in mano. in piedi ai semafori.
su tutto incombe un'atmosfera strana. cerco su internet. qui in italia ne parlano tutti, ho la certezza che uscirà un sondaggio per capire chi è più international in base a quante persone che conosce sono state convolte da disagi e cancellazioni degli ultimi giorni. scrivono che di sicuro avremo un'estate più fredda. e che la polvere a contatto con i motori si solidifica, disattivandoli. in cosa consiste questa nube? a che altezza è? la si può vederea occhio nudo? può offuscare la luce del sole? perché a me pare di sentirmela addosso oggi. non fa più freddo di ieri, ma il cielo è coperto. allora è questa la nube? è questo l'effetto che fa? mi sento senza energie. tornando indietro a metà percorso, mi sono dovuta fermare e camminare, la musica nelle orecchie mi dava fastidio, ho cominciato a pensare che non ho concluso niente fin qui, niente mi entusiasma. mi accontento di un lavoro che non mi soddisfa e quello che vorrei fare quello che so fare neanche lo sto facendo. scrivo non tutti i giorni, turista un po' anche io, annoto sensazioni soprattutto, come fossero quadretti, non vado agli incontri, non so l'elenco delle case editrici, ma soprattutto non ho una storia da vendere. o meglio l'avevo, ma è rimasta lì, incompiuta senza un perché. irrisolta. due turiste fotografano un punto del fiume che guardo sempre, dove l'acqua fa un salto, di un metro, lì si fermano palloni, bottiglie di plastica. il lungotevere giù in basso è quasi deserto, mi fa pensare ai paesaggi della pianura adana, vuoti, malinconici. i gabbiani beati loro, che possono volare quando lo decidono, ono i più eleganti tra gli uccell, sufficientemente grandi da farsi guardare, sembrano sempre come su un piedistallo, staccati da terra. ho un senso di claustrofobia da una parte il Tevere dall'altra le mura, con ancora gli anelli che usavo in alri tempi per attraccare le abache, quando ancora il fiume era navigabile.
rallento, fino a fermarmi. è l'unica soluzione che abbiamo, non c'è necessità di muoversi. forse il senso è proprio qui. tutte le macchine sono state noleggiate. i treni sono pieni per tutta la settimana successiva, gli aeroporti chiusi. potrebbe sembrare una catastrofe, ma è solo un pretesto. un uomo si trova su un'isola, isolato.in una città come su un'isola. e da lì comincia tutta un'altra storia.
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